iFerr-131 - Anno 2026

108 iFerr febbraio 2026 www.iferr.com iPartner > Il cambiamento oggi non è un’opzione strategica, ma una condizione per restare sul mercato. Le aziende sono chiamate a riorganizzarsi continuamente: nuovi modelli di business, trasformazioni digitali, ridefinizione dei ruoli, nuove competenze richieste. Il punto non è se cambiare, ma come farlo senza compromettere la tenuta dell’organizzazione e delle persone che la rendono operativa ogni giorno. IL LATO NASCOSTO DEL CAMBIAMENTO Dal punto di vista aziendale, il cambiamento è spesso descritto in termini di efficienza e risultati. Dal punto di vista delle persone, invece, è vissuto come una perdita di punti di riferimento: ruoli che si spostano, competenze che sembrano non bastare più, relazioni che cambiano assetto. Spesso, nei processi di cambiamento, ciò che viene sottovalutato è l’impatto emotivo quotidiano sulle persone. Non si tratta solo di adattarsi a nuove procedure, ma di rinegoziare il proprio posto nell’organizzazione. Chi prima si sentiva competente può iniziare a dubitare di sé. Chi aveva un ruolo chiaro può trovarsi improvvisamente in una zona grigia, senza riferimenti certi. Il cambiamento altera gli equilibri: alcune figure acquistano centralità, altre la perdono; relazioni consolidate si modificano; linguaggi e priorità cambiano. Questo genera tensioni sottili, irrigidimenti e incomprensioni che non esplodono, ma logorano. Le difese aumentano, la fiducia si riduce, il senso di appartenenza si indebolisce. Non sempre questo malessere viene espresso apertamente. Più spesso resta sottotraccia: aumenta la fatica, diminuisce il coinvolgimento, cresce la sensazione di “non essere più al posto giusto”. Ed è qui che molte trasformazioni iniziano a fallire, senza che nessuno lo dichiari. PERCHÉ IL CAMBIAMENTO GENERA RESISTENZA La resistenza non è opposizione al cambiamento in sé. È una richiesta di senso. Le persone non resistono perché non vogliono evolvere, ma perché non capiscono dove stanno andando, cosa è richiesto loro, cosa perderanno e cosa potranno diventare. Senza uno spazio di elaborazione, il “DAL PUNTO DI VISTA AZIENDALE, IL CAMBIAMENTO È SPESSO DESCRITTO IN TERMINI DI EFFICIENZA E RISULTATI. DAL PUNTO DI VISTA DELLE PERSONE, INVECE, È VISSUTO COME UNA PERDITA DI PUNTI DI RIFERIMENTO: RUOLI CHE SI SPOSTANO, COMPETENZE CHE SEMBRANO NON BASTARE PIÙ, RELAZIONI CHE CAMBIANO ASSETTO”

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