aprile 2026 iFerr 89 www.iferr.com Business a Colori Il vecchio modello “capo davanti, team dietro” non funziona più. In contesti complessi e rapidi, servono leader che sviluppano persone. Il coaching trasforma il modo di pensare dei manager, generando consapevolezza e decisioni più efficaci per team motivati e resilienti. > Per molti anni la leadership è stata raccontata con un’immagine semplice: il capo davanti, gli altri dietro. Il leader decide, gli altri eseguono. Il leader sa, gli altri imparano. Ma oggi, fermiamoci un attimo e facciamoci una domanda da coach: Se quel modello funzionasse ancora, perché così tante aziende hanno team demotivati, turnover alto e manager sotto pressione? La verità è che il contesto è cambiato più velocemente della cultura manageriale. Le organizzazioni oggi operano in ambienti complessi, incerti e in continuo cambiamento. Le persone hanno più competenze, più aspettative e soprattutto più bisogno di significato nel lavoro. E qui emerge la prima grande verità della leadership contemporanea: Non servono più capi che controllano. Servono leader che sviluppano persone. Ed è proprio in questo spazio che entra il coaching. IL PRIMO FALSO MITO: IL COACHING È “MOTIVAZIONE” Molti manager quando sentono parlare di coaching pensano a qualcosa di simile a un discorso motivazionale. Qualcuno che arriva, parla di energia, di sogni, di obiettivi. Poi tutti tornano alla scrivania e tutto resta come prima. Ma il coaching vero non funziona così. Il coaching non dà risposte. Il coaching genera consapevolezza. Un coach lavora attraverso domande potenti, RSHIP: ECCO PERCHÉ I VECCHI MODELLI NON FUNZIONANO PIÙ
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