118 iFerr maggio 2026 www.iferr.com > Nata a San Giovanni Rotondo (FG), laureata in psicologia presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti. Ha collaborato con diverse Comunità Terapeutiche ed è stata educatrice. Da 7 anni ricopre il ruolo di educatrice e, di recente, di coordinatrice nella comunità mamma-bambino L’Incoronata di Zorlesco (LO). MARIANNA BARBANO centrale, ma raramente viene raccontata all’esterno. Il risultato è una sottovalutazione del mestiere, che appare meno qualificato di quanto sia realmente. UN SAPERE PRATICO CHE SI COSTRUISCE NEL TEMPO Un altro elemento poco visibile è la profondità delle competenze che si sviluppano nel tempo. Il sapere del ferramenta non è solo teorico, ma fortemente pratico: si costruisce attraverso l’esperienza quotidiana, il contatto con i clienti, la gestione di casi reali sempre diversi. Conoscere la differenza tra viti, tasselli, materiali metallici o plastici non è sufficiente: occorre capire come questi elementi si comportano in condizioni diverse, come interagiscono con superfici e strutture, quali sono le alternative più sicure ed efficienti. È un sapere artigianale e tecnico insieme, che richiede anni per essere consolidato. LA PERCEZIONE ESTERNA E IL RISCHIO DI DISINTERESSE GIOVANILE Se questo valore rimane invisibile, il rischio è evidente: i giovani non percepiscono la ferramenta come una carriera possibile o desiderabile. In un mercato del lavoro in cui le professioni vengono valutate anche in base alla loro “narrazione sociale”, ciò che non è raccontato tende a essere ignorato. Molti ragazzi e famiglie associano le professioni tecniche a lavori di bassa qualificazione, senza considerare che si tratta invece di ruoli ibridi, tra commercio, consulenza e competenza tecnica. Questo scarto di percezione alimenta la difficoltà nel trovare nuove generazioni disposte a entrare nel settore. IL PROBLEMA DELLA COMUNICAZIONE DEL SETTORE Una delle criticità principali è proprio la mancanza di una comunicazione strutturata del mestiere. Le ferramenta, soprattutto quelle indipendenti o familiari, raramente investono nel racconto del proprio lavoro. Non si tratta solo di marketing, ma di cultura professionale: spiegare cosa fa davvero un ferramenta, quali competenze servono, quali problemi si risolvono ogni giorno. Senza questa narrazione, il settore resta “invisibile” agli occhi di chi sta scegliendo il proprio percorso formativo o professionale. IL RUOLO DELLE SCUOLE E DELLE FAMIGLIE Il tema del “mestiere non raccontato” si intreccia anche con il mondo dell’orientamento scolastico. Le scuole, spesso, non hanno strumenti aggiornati per descrivere le professioni tecniche in modo realistico e moderno. Le famiglie, a loro volta, tendono a privilegiare percorsi percepiti come più tradizionalmente “sicuri” o prestigiosi. In questo contesto, la ferramenta non viene quasi mai presentata come una possibile scelta di carriera, nonostante offra stabilità, crescita professionale e possibilità imprenditoriali. Serve quindi un lavoro di ponte tra scuola e impresa per rendere visibile questa opportunità. DIGITAL STORYTELLING E NUOVA NARRAZIONE DEL MESTIERE Oggi, uno degli strumenti più efficaci per colmare questo gap è la comunicazione digitale. Raccontare il lavoro quotidiano attraverso video, social media, tutorial e contenuti educativi può contribuire a mostrare la complessità e il valore del mestiere. Far vedere come si risolve un problema tecnico, come si consiglia un prodotto o come si gestisce una richiesta complessa permette di trasformare “UN ALTRO ASPETTO FONDAMENTALE È RICONOSCERE E VALORIZZARE LA NATURA “IBRIDA” DEL LAVORO IN FERRAMENTA. SI TRATTA INFATTI DI UNA PROFESSIONE CHE UNISCE COMPETENZE COMMERCIALI, TECNICHE E RELAZIONALI. IL FERRAMENTA DEVE SAPER VENDERE, MA ANCHE CONSIGLIARE; DEVE CONOSCERE I PRODOTTI, MA ANCHE SAPERLI APPLICARE A CONTESTI REALI;” iPartner
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